|
|
 |
|
|
| |
|
| La
nostra storia |
|
|
|
| |
|
|
Il ristorante "Cascina
dei Silos" nasce nel 1970 su ristrutturazione
dell'antica cascina Osio, sorta intorno al 1600
ed adibita ad azienda agricola per l'allevamento
di bovini ed equini.
Ancora oggi sono presenti
le caratteristiche voltine che sorreggevano il
fienile sopra la stalla, gli imponenti archi in
mattoni a vista, le vecchie mangiatoie ricavate
da blocchi unici di granito e sono presenti numerosi
strumenti di lavoro che profumano di storia, una
storia affascinante che vi voglio raccontare...
|
| |
|
|
...dal
1600 al 1969...
|
|
| |
|
| Come
di norma nella Pianura Padana, la Cascina dei Silos
(allora Cascina Osio), sorgeva isolata tra i campi,
collegata al mondo esterno da una sterrata che proveniva
da Paullo a Sud e proseguiva per Caleppio a Nord
(circa 100 metri di quella carrettiera, risparmiati
dalla Nuova Paullese, sono ancora visibili nei pressi
del Ristorante).
Entrando dal portone principale
si attraversava l'AIA (dove oggi sorgono sala
Bassa e sala Alta) punto di riferimento di tutta
l'attività di lavoro, sulla quale si affacciavano
le abitazioni degli inquilini chiamati "salariati"
e del "padron", che alla fine di ogni
giornata lavorativa faceva suonare una campanella
inserita in un piccolo campanile a vela sopra
il suo tetto (la si può tutt'oggi vedere).
Il PORTICATO, che serviva da riparo agli aratri
e agli erpici, costeggiava (el stalòn) la
STALLA delle bovine da latte (dove oggi sorge sala
Milano), che ospitava circa 100 mucche; sopra di
essa, il fienile dove veniva stivato il fieno di
primo e secondo taglio, il migliore. Proseguimento
naturale del "stalòn" era lo STALLINO
dei 10 cavalli da lavoro e dei buoi (dove oggi sorge
il Bar). Sull'altro lato della stalla una piccola
PORCILAIA ospitava alcuni maiali, in verità
non molti. Ed infine la caratteristica più
evidente: due enormi SILOS che ospitavano il fieno
di 3°,4° e 5° taglio, riserva per il
freddo e nebbioso lungo inverno che avvolgeva la
campagna. |
 |
| |
| |
|
|
|
| La cascina era abitata da una cinquantina
di persone chiamate come detto "salariati";
a capo di tutti ovviamente il "padron"
(il proprietario della cascina), ma chi coordinava
il lavoro della comunità era
il "fatur" (fattore),
coadiuvato nei campi dal
"capural" o "om de nans"
(caporale, uomo davanti nel taglio del foraggio
eseguito a mano con la falce fienaia)
diversi "strapason de campagna" (lavoratori
generici)
un "seghesin" (addetto al taglio dell'erba
lungo i fossi) e
un "bevarõl" o "acquarõl"
(colui che portava da bere ai lavoratori nei campi);
in stalla lavoravano
il "casir" (capostalla), una figura
molto importante come si può intuire, perchè
aveva le conoscenze necessarie per far capo alle
emergenze sostituendo il veterinario nei parti
o nelle malattie improvvise dei bovini. Questa
pratica nel curare e medicare il bestiame, talvolta
serviva anche per prestare il primo intervento
in caso di malattia o incidente a qualche abitante
della fattoria, nell'attesa del medico condotto.
Il casir a sua volta comandava
5 "bergamin" o "famei" (mungitori)
e
un "mansulè" (mandriano) che
accudiva i manzi;
in stallino il
"cap cavalant" (capo cavallante) cooperava
con
due altri "cavalant", ognuno di essi
lavorava con una coppia di cavalli, ad esempio
per arare o seminare, il capo cavallante aveva
poi l'onore di portare a messa la domenica mattina
i Signori con la carrozza, la vittoria o il landò
a seconda della stagione; inoltre vi erano poi
4 "garson" (garzoni) che svolgevano
lavori dove era sufficiente un solo cavallo come
rastrellare il fieno, tirare il letame o pulire
il pozzo nero e
un "biulch" (bifolco) addetto al lavoro
con una pariglia di buoi.
in porcilaia
il "purchè" (porcaio)
Infine una figura molto importante per la buona
riuscita del raccolto:
il "campè" (camparo), a cui
era affidato il governo delle acque della cascina;
egli doveva conoscere perfettamente l'idrografia
del fondo, l'errore di anche pochi centimetri
nell'apertura delle paratie aveva effetto immediato
per la produzione. Il campè migliore della
zona era quello che per primo poteva sfoggiare
una spiga di riso infilata nella fascia del cappello,
come a indicare a tutti che il merito maggiore
nella progettazione e cura della risaia era suo.
Vi erano poi alcuni artigiani che lavoravano
in cascina solo con contratti molto brevi oppure
solo quando venivano chiamati; tre in particolar
modo erano molto importanti nella conduzione del
lavoro in cascina:
il "bastè" (sellaio), che aveva
il compito di predisporre tutti i finimenti necessari
ai cavalli per il traino, di progettare e realizzare
le collane, i sottopancia e le briglie,
il "lignamè" (falegname), che
fabbricava i carri, i timoni, i manici delle falci
fino ad arrivare alle porte ed alle finestre della
cascina,
il "frè" (fabbro ferraio) a cui
erano affidati gli aratri e in tempi più
recenti i primi "volta fieno" e le lame
delle prime macchine tagliaerba; ma soprattutto
egli doveva fabbricare e mettere i ferri agli
zoccoli dei cavalli.
|
|
|
| |
|
| Un'altro personaggio che si vedeva
almeno due volte al giorno in cascina era il
"menalat" (porta latte) che in coincidenza
della fine delle due mungiture quotidiane arrivava
con il suo carro trainato da una coppia di cavalli,
scaricava i "sigiòn" vuoti (fusti
metallici dalla capacità di 200 litri)
e caricava quelli pieni di caldo latte appena
munto, per poi portarli ai vicini caseifici della
Galbani o dell'Invernizzi.
|
| |
|
| Altri prodotti della cascina quali
il mais, il frumento ed il grano venivano invece
portati e venduti al consorzio della vicina Paullo.
La prima strada asfaltata nei pressi della cascina
Osio fu la Cerca che collega a Melegnano e a Melzo,
nel 1952; la Vecchia Paullese subito dopo, fino
all'inaugurazione nel 1970 di quella grossa arteria
stradale che collega Milano a Cremona, che passa
a pochi metri dalla cascina e che prese il nome
di Strada Statale Nuova Paullese.
...dal 1970 ad oggi...
Un ubicazione così perfetta dal punto
di vista commerciale non poteva sfuggire ad un
eclettico imprenditore trentino, l'avvocato Bortolotti,
che acquistava e ristrutturava con un ingente
sforzo economico la cascina Osio, trasformandola
in uno dei più grandi ed importanti ristoranti
del "fuori porta" milanese, con 1500
mq. di locali capaci di ospitare più di
650 persone ed un parcheggio di 4500 mq. che può
accogliere più di 300 veicoli.
|
 |
| |
|
| Annessa al ristorante negli anni '70
una rustica discoteca, luogo di ritrovo tradizionale
della zona, e dal 1979 ad uso esclusivo del locale.
Il ristorante ha il suo ingresso "all'ombra"
dei due imponenti silos che danno il nome al locale,
un tempo atti a stoccare il foraggio per il bestiame,
poi ad ospitare una delle prime radio private,
di proprietà del ristorante stesso.
|
| |
|
 |
|
Agli
albori degli anni '70 la "Cascina dei
Silos" non ha caratteristiche ben connotate:
è pizzeria e prepara piatti di carne
e pesce alla brace considerandosi una rustica
trattoria; ma bastano pochi anni ed una
felice intuizione per scoprire la sua vera
vocazione, così con ulteriori trasformazioni
estetiche, prime fra tutte le meravigliose
opere del noto pittore Bellano, che potete
ammirare tutt'oggi, e l'avvio della nuova
gestione del sig. Romano Bortolotti, diventerà
il ristorante che tutti conosciamo, specialità
marinare in un ampio menù "à
la carte", accostato alla formula del
tradizionale menù "tutto compreso,
acqua e vino a volontà", molto
vantaggiosa per il cliente e che permette
al ristoratore di ottimizzare gli acquisti
utilizzando sempre prodotti di prima qualità.
Il doppio vantaggio decreta il successo
del locale.
Vista la crescente
richiesta di banchetti nuziali, Il 25 Dicembre
1997 viene inaugurata una nuova sala (sala
Milano), ricavata dalla vecchia discoteca;
elegante ed accogliente con i tavoli rotondi,
viene prenotata dai futuri sposi anche con
due anni di anticipo.
La gestione
del locale è a conduzione familiare
ormai da un quarto di secolo, inizialmente
con l'impegno assiduo del sig. Romano Bortolotti
coadiuvato
|
|
| |
|
| dalla moglie Alessia, dal 1985 affiancati
dal figlio Andrea; a loro vi potete rivolgere per
qualsiasi vostra richiesta.
Questa è un po' la storia che ha caratterizzato
la lunga e stimata attività del ristorante
"Cascina dei Silos"; potevamo anche
raccontarvi dei numerosi riconoscimenti e premi
che sono stati attribuiti nel corso di questi
36 anni di attività, ma sembrava narcisistico,
e poi il miglior premio è sicuramente una
vostra graditissima visita.
|
 |
|
«Adresse
storica dal 1970 al 1989
|
|
| |
|
| Adresse dal
1990 al 1997 » |
|
|
| |
|
 |
Adresse
dal 1998 al 2000 »
|
|
| |
|
| Adresse dal
1998 al 2000 » |
 |
|
| |
|
 |
Adresse
dal 1998 al 2000 »
|
|
| |
|
|
|
| |
|
| Un reperto storico: il primo depliant,
che pubblicizzava in rima, come d'uso nel lontano
1970, un'abbondante menù all'incredibile
cifra di £. 3.500 |
| |
|
| Questa pagina non avrebbe mai potuto
essere redatta, se non che con l'aiuto indispensabile
di una persona che in questa cascina ha lavorato
per tantissimi anni, facendo il "bastè",
il sellaio; a Mario Bonvini va il mio più
sincero ringraziamento per il suo contributo insostituibile. |
| |
|
| |
|
|
Andrea Bortolotti
Titolare e Webmaster
|
|
HOME
PAGE
I
NOSTRI MENU'
Menù
del giorno
Menù
alla carta
Menù
per matrimoni
Menù
per ricorrenze
(comunioni,
battesimi, ecc.)
Menù
per rinfreschi
Menù
per aziende
Menù
etnico "Incontro
con la Spagna"
Menù
speciale
"Risotti
in Cascina"
LA NOSTRA
STORIA
COME
RAGGIUNGERCI
DOWNLOAD
Adobe
Acrobat Reader
QuickTime
7
La nostra Brochure
Il video per gli Sposi
IL
VOSTRO MATRIMONIO
I
menù 2011
I
menù 2012
Piatti alternativi
Descrizione delle sale
Finanziamento a tasso 0%
Promozioni, sconti e
convenzioni
Richiesta
disponibilità
GALLERIA
FOTOGRAFICA
Giardini e porticato
Gli interni
Sala Milano
Salone degli Archi
Salone
Centrale
Visita
Virtuale
I
nostri Sposi
COMUNICA
CON NOI
|
|
|
|
|
|